L’incontro

Immaginiamo di dare una certa raffigurazione personificata a quello che ci succede quotidianamente quando nel nostro silenzio pensiamo a noi stessi: ma perché? Ma perché faccio così? Ma perché accendo turbini intorno a me? Ma perché mi piego? Perché? Perché?Questo perché diventa un atto, il fato che diventa fare. Il fare è un casuale non programmato appoggiare da parte dell’ uomo virtuale la sua mano alla parete ottusa che delimita il suo universo. Capita che questa mano si appoggi alla parete, immaginiamo che dietro questa parete ci sia lo specchio e aldilà dello specchio un essere umano in carne e ossa: il recluso appoggia casualmente la mano alla parete e osserva, pieno di stupore che può diventare angoscia oppure può diventare l’ eccitante per eccellenza, la sua mano bucare la parete, andare oltre. Può darsi l’evento che la sua mano che passa attraverso la parete tocchi un’altra mano. Il recluso può allora ritrarre la sua mano spaventato, il disordine, la catastrofe, il cambiamento catastrofico! Ma può anche capitare che questa mano si allunghi, che l’ intero braccio attraversi la parete e si svela un mondo impensabile, fatto di carne. Può avvenire l’incontro. Non sono più l’ embrione chiuso dentro il suo recinto, dentro il suo grembo ottuso, ma tocco, vedo, ascolto, parlo, piango con l’altro. (D.Napolitani)